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Intervista a Simone Moro, Daniele Previtali, David Gottler, prima della partenza verso il Nanga Parbat.

L’alpinista italiano Simone Moro è già al campo base e si prepara al suo secondo tentativo di Prima invernale del Nanga Parbat – il primo fu nel 2012.
La spedizione Nanga Parbat Winter Expedition 2014 ha come sponsor The North Face ed è composta da Simone Moro, Daniele Previtali e David Göttler, di Monaco.Simone Moro

Proprio ieri, The North Face ha rilasciato un teazer – che puoi vedere in basso – e tre brevi interviste in inglese a tutti e tre i partecipanti. Le ho tradotte e scritte qui sotto perchè tutti possano leggerle. Nelle loro parole si percepisce l’emozione e le aspettative per questo viaggio davvero eccezionale.

Buona lettura.

Simone Moro

Se penso al Nanga Parbat, immagino le numerose cose nuove ed eccitanti con cui dovremo confrontarci, con un team che non è mai stato prima a scalare direttamente montagne molto elevate, una nuova parete e un settore che non ho davvero mai scalato – ci sono stato una volta, ma mentalmente non ero lì a scalare, ero lì a trovare amici, un po’ ad esplorare la rotta che loro avevano in mente. Si tratta anche di una rotta, la Schell route, riguardo la quale non ci sono tante informazioni. Ho dovuto esplorare e trovare le persone che hanno scalato quella parte in precedenza, contattarle, così sono molto curioso di vedere se l’idea della “verità” che avevo in testa corrisponderà alla realtà.

Emilio Previtali

Emilio PrevitaliAl campo base, principalmente, seguirò la storia. Questo è l’obbiettivo.
Non ho idea di cosa succederà, solo ho l’idea dello stile con cui vogliamo raccontare la storia. Così, il mio obbiettivo è essere al posto giusto nel momento giusto.
Abbiamo molte sfide al campo, se vogliamo filmare, se vogliamo raccontare la storia, ma allo stesso tempo è questa la sfida: stare vicini alla realtà, restare autentici. Questa è la parola chiave che ho in testa: essere autentico, solo seguire la storia.

David Göttler

David GoettlerMi aspetto, sul Nanga Parbat, che cambiamo molto poco il nostro avvicinamento al campo base, mi aspetto che abbiamo questo freddo.. queste notti e giornate super fredde, che ci godiamo solo un ora di sole al giorno e, forse, che il tempo sia molto brutto. Mi aspetto che diventiamo un team super unito e di aiuto reciproco. Mi aspetto, sul Nanga Parbat, che dobbiamo aiutarci molto a vicenda in momenti in cui uno di noi ha paura di qualcosa o un crollo o questo tipo di sofferenze per il freddo o per il tempo in attesa… questo è quello che mi aspetto.


Fonte: video 1video 2video 3.

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