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I tessuti tecnici e l’idrorepellenza

Una delle ambiguità costanti nel mondo dei capi tecnici è data dal termine “idorepellente“, o “water resistant“. Cerchiamo qui di fare chiarezza.

L’idrorepellenza Come si ottiene DWR Lo Spry-Test
DWR e traspirazione Cosa rovina il DWR Come valutare l’idrorepellenza La manutenzione dei capi idrorepellenti Note

Sento di persona, e leggo sempre più spesso in recensioni e commenti, lamentele riguardo capi tecnici “pagati un sacco di soldi, e mi sono infradiciato“, e via a gettar fango su marchi che spendono nella ricerca parti ingenti del loro bilancio. Ognuna di queste lamentele brucia migliaia di euro di sforzi di quell’azienda, eppure se si va a controllare in nove casi su dieci le conseguenze negative sono interamente responsabilità di chi si lamenta. Softshell da alpinismo usate per trekking, zaini da backpacking portati in alta montagna, vestiario idrorepellente usato come impermeabile o non curato: come aspettarsi che la softshell non si stracci, gli zaini non lascino infradiciare il contenuto, il vestiario ripari dall’acqua e dall’umidità?

La colpa è dell’acquirente nove volte su dieci, ma tutte e dieci andrà a dire che la colpa è del capo d’abbigliamento e del produttore.

Cos’è l’idrorepellenza nei tessuti. (Torna all’indice)
Un tessuto idrorepellente è un tessuto che non assorbe l’acqua, non la fa filtrare attraverso le fibre o, per dirla in altri termini, ha una buona resistenza a non farsi penetrare dalle gocce d’acqua. Non significa quindi che il tessuto è impermeabile, ma solo che resiste a modeste quantità d’acqua o neve, e molto all’umidità.
In termini di colonna d’acqua, questo si traduce in una misura che va dai 400 mm ai 1300 mm, mentre in termini pratici si traduce in una mezz’oretta di resistenza ad una pioggia leggera o neve, oppure a varie ore nell’aria umida.

Come si arriva all’idrorepellenza nei capi tecnici. (Torna all’indice)
Solitmente i capi sono idrorepellenti per l’addizione di sostanze DWR (Durable Water Repellent) ossia di repellenti all’acqua. Nei capi tecnici impermeabili e traspiranti, quelli con membrane come Gore-Tex ed eVent tanto per capirci, anche se la maggiore protezione dall’acqua ci viene data dalle membrane la superficie esterna è trattata con DWR in modo da non impregnarsi (ma attenzione: senza cuciture nastrate e zip sigillate, il capo probabilmente non sarà ancora ben impermeabile). Questo ci permette di dissipare meno calore, di avere presto asciutto il nostro capo e di vederlo durare più tempo nuovo e brillante.

Effetto dell’elevata tensione superficiale di una foglia.

DWR (Torna all’indice)
I DWR solitamente sono a base di fluorocarboni (FC) – con aggiunta a volte di siliconi e idrocarburi – e impregnano le fibre esterne dei tessuti aumentandone la tensione superficiale – o aumentando l’angolo di contatto con l’acqua – cosicchè le gocce scivolano via in perle invece di essere assorbite. Immaginate sulla superficie del capo un fittissimo tappeto di paletti appuntiti, così vicini che la grossa goccia d’acqua non può sdraiarsi e sta lì in piedi o scivola via, cercando di poggiare meno superficie possibile su quella dolorosa barriera. Le creazione di questo tappeto di spine è il compito del DWR, e dopo vedremo bene tutte le conseguenze.
Le resine fluorocarboniche sono insensibili alle radiazioni, umidità, ossidazioni varie e sbalzi termici, mantengono un’ottima flessibilità anche a temperature piuttosto basse e non sono di per sè infiammabili.

Spry-Test per DWR. (Torna all’indice)
Per testare l’idrorepellenza data da questi materiali esiste lo spry-test: si spruzza dell’acqua sulla superficie interessata e si misura quanta percentuale del tessuto produce perle dopo un certo numero di lavaggi. Il risultato sarà in percentuale di superficie diviso numero di lavaggi. Ad esempio: 80/20 significa che l’80% della superficie continua a produrre le perle d’acqua dopo 20 lavaggi.
80/20 è il punteggio tipico dei capi tecnici, un buon risultato.
Il punteggio dello spry-test in generale si può valutare così:
Buono: 80/10, per abbigliamento di base.
Molto buono: 80/20, è il punteggio per la maggior parte dell’abbigliamento outdoor.
Eccellente: 80/50-100 lavaggi.

Perchè il DWR non inibisce la traspirazione? (Torna all’indice)
Le resine DWR impregnano le fibre tessili lasciando liberi gli spazi tra le stesse e consentendo la traspirazione come prima di essere applicate, quindi non creano una copertura nel tessuto come quando si spalma un velo di poliuretano o PVC, sostanze che si infiltrano negli spazi tra le fibre e creano una superficie compatta. Applicate, sono assorbite e si fermano nelle fibre della faccia esterna del capo.

Cosa rovina il DWR? (Torna all’indice)
Eccoci al punto spinoso: i capi di abbigliamento perdono prestazioni in termini di idrorepellenza, lo strato DWR è solitamente molto resistente ma non è eterno. Prima si assimila questo duro concetto, prima si evitano delusioni. Sì: un capo da 200 euro potrebbe impregnarsi dopo una sana dose di maltrattamenti. Peggio: se si impregnerà sarà colpa nostra, perchè non ce ne siamo curati.
La sporcizia, gli olii, il fumo, le creme e soprattutto l’abrasione tendono a rendere inefficace il DWR nelle fibre delle nostre shell. È come se dopo tanto utilizzo la suddetta superficie di paletti iniziasse ad avere aree dove i paletti si piegano di lato, ad ondate. La tensione superficiale si abbassa, l’angolo di contatto si rimpicciolisce e le gocce d’acqua trovano dove poggiarsi – non ci sono punte a spaventarle, ma innocui bastoni piegati – piano si sdraiano e si infilano oltre i legni, superandoli e impregnando la stoffa invece di appallottolarsi e sfuggire. Niente tappeto di punte, niente sistema difensivo.
Lo sporco, gli spallacci e le cinture addominali dello zaino, l’abitudine di poggiarsi alle rocce e lo sfregamento con le stesse, come pure lo sfregamento su rami e arbusti – che in più sporcano il tessuto – diminuiscono progressivamente l’idrorepellenza dei tessuti.

Come capire se il nostro capo d’abbigliamento è sufficientemente idrorepellente? (Torna all’indice)
Semplice: facendo uno spry-test autonomo! Si appende il capo, si prende uno spruzzatore – o un aspersore, ma a meno che non siate dei vescovi è improbabile che ne abbiate uno, meglio sostituirlo con un pennello da barba – e si bagna il tessuto. Se si creano perle e/o alla prima scrollata vola via la maggior parte dell’acqua, l’idrorepellenza è perfetta. Se invece si creano aloni, poche gocce e il tessuto rimane bagnato dopo una scrollata, è il caso di intervenire.

Manutenzione dei capi idrorepellenti. (Torna all’indice)
La parola chiave per la manutenzione d’emergenza è calore.
Il calore aumenta la tensione superficiale dei tessuti trattati con DWR, ridà energia ai paletti piegati, li fa riallineare pronti a tenere ogni goccia sulle spine. Si può quindi fare un semplice lavaggio e poi mettere il capo in asciugatrice per un quarto d’ora, oppure passare il ferro da stiro. Per molti l’asciugatrice non è facile da trovare, ma il ferro da stiro è potenzialmente letale per le nostre giacche sintetiche, quindi il consiglio è di impostarlo su “sintetico”, mettere il vapore, passarlo in fretta o attraverso un asciugamano sottile.
Anche un’asciugatrice dalla temperatura troppo elevata sarà comunque dannosa, quindi è saggio controllare bene le temperature e tutte le informazioni sul lavaggio fornite dal produttore.
La manutenzione d’emergenza sarà sufficiente qualche volta, ma dopo un po’ di escursioni e di lavaggi bisognerà occuparsi del capo seriamente, ossia applicando autonomamente del DWR. Non costa molto, è dannatamente efficace e si applica facilmente. Il marchio di DWR aftermarket più conosciuto e usato è Nikwax, che ha una linea di detersivi ed impermebilizzanti che abbraccia tutti gli utilizzi. Lo si trova (su Amazon, questo il link) e (su eBay, questo il link), si acquista con pochi euro e rende nuovamente idrorepellente un capo ormai esausto.
Ogni prodotto va applicato secondo quanto indicato dai produttori, in genere nell’ultimo risciacquo oppure con lo spray, in questo modo:

  1. si applica sulle zone abrase;
  2. si passa il ferro da stiro (con le dovute cautele).

Questi semplici accorgimenti renderanno il capo come nuovo.

Note. (Torna all’indice)
1-Alcuni produttori di abbigliamento preferiscono l’applicazione tramite spry a quella in lavatrice, per evitare di impregnare la parte interna dei capi.
2-Questi prodotti normalmente non interagiscono con le membrane come Gore-Tex ed eVent.
3-Alcuni produttori, come Gore, raccomandano di usare sui propri capi softshell, waterproof e water resistant, dei DWR ai fluorocarboni.
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11 Responses to I tessuti tecnici e l’idrorepellenza

  1. […] L’idrorepellenza del sistema Omni-Shield® (che descrivo più approfonditamente nella recensione della Columbia Lay D Down Jacket, Clicca qui per leggerla) è come sempre forte ed efficiente, ripara dalla pioggia passeggiera con efficacia e si asciuga in fretta. […]

  2. […] Abbiamo anche visto che il sacco a pelo in piumino ci scalda in modo eccezionale e pesa pochissimo, ma anche che allo stesso tempo teme l’acqua. Il sacco a pelo, come ogni cosa in piumino, va preservato dall’acqua, per questo è consigliabile avere cura della sua idrorepellenza. […]