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Daniele Nardi, Salewa e l’alpinismo estremo al Nanga Parbat

<<Come alpinista sono un po’ particolare, vengo dal Centritalia, sono di Roma, conosciuto nell’alpinismo come Romoletto.>>

Abbiamo incontrato l’alpinista Daniele Nardi all’inaugurazione del nuovo Salewa Store in Corso Garibaldi 59 a Milano. Daniele ci ha parlato del felice rapporto con Salewa, della sua passione per la montagna e ha dato un’importante anteprima sulla sua prossima coraggiosa impresa: una spedizione in gennaio sul Nanga Parbat, montagna del Pakistan alta 8125 metri, mai scalata in inverno e chiamata “la mangiauomini”. Ha iniziato mostrando delle slide, uno spaccato del suo mondo.

<<Vorrei lanciare il mio prossimo progetto[…], ho già scalato questa montagna di 8125 metri, il Nanga Parbat, si trova in Pakistan, l’ho fatto nell’estate del 2008. L’importanza della spedizione di quest’inverno è definita da questo dato: tutte le quattordici montagne di ottomila metri al mondo sono state scalate d’estate. Ne mancano tre con all’attivo una scalata invernale, ossia una prima scalata in inverno: Nanga Parbat, Broad Peak, e K2 sono le tre montagne.>>

Daniele mostra il trailer del film “Nanga Parabat, la montagna nuda“, un film-documentario sulla montagna girato nella sua precedente spedizione, un interessante spaccato su una parte di mondo davvero lontana.

<<Per loro essere lì in realtà è lavoro – per i pakistani, nda. – e un lavoro significa anche riuscire a trasformare in qualche modo il loro modo povero di vivere la vita, e cercare quindi di sopravvivere anche attraverso spedizioni, facendo i porter, dando sostegno alle spedizioni, portando il materiale su ai campi base, e quando arrivo vicino al campo base, ad un certo punto il Nanga Parbat si apre di fronte con il Mazeno Ridge che è di una dimensione pazzesca, e queste persone – alla domanda “che cos’è il Nanga Parbat?”, nda – dicono queste parole: ogni volta è lavoro.
Lì ho pensato un po’ a quello che rappresento per me stesso, ma anche per gli altri, cioè che alpinista professionista supera un po’ il senso del lavoro in sè, è fare il proprio lavoro con grande passione.>>

Daniele Nardi si dice orgoglioso quindi di essere parte del  team Salewa AlpinExtreme <<Quando si fanno le cose con passione, quando si fanno le cose non solo per il prodotto e per vendere ma anche e soprattutto per rendere un luogo vivibile da tutti, ecco che il cerchio si chiude.>> Per questo è contento di avere questo sponsor e allo stesso tempo è ben conscio di dover dare tanto con il suo esempio, con la sua passione, vivendo grandi momenti per trasferirne le emozioni e l’esperienza a tutte le persone che lo seguono in Italia e nel mondo.
<<Credetemi, nelle spedizioni ci sono dei momenti molto intensi, poi però arriva la parte sportiva in cui devi conoscere la montagna, metterti in contatto coi tuoi limiti.>> Le immagini del video scorrono e mostrano immagini davvero grandiose e momenti intensi, i canti dei portatori, la maestosità della montagna.
<<Nel 2008 arrivo in vetta, però non mostro le immagini della salita, in modo anche un po’ scaramantico.>>
Questo perchè dovrà tornarci, in una sfida davvero estrema.

La spedizione invernale di Gennaio 2013 sul Nanga Parbat.
Daniele Nardi è a suo agio, abituato al pubblico, mostra con la sua grande positività di essere carico di energia e certo fino al midollo di ciò che fa, anche mentre spiega le grandi difficoltà che incontrerà.

Il video era una introduzione, un punto di partenza per spiegare come fa a sentirsi pronto per la grande sfida di <<un Nanga Parbat invernale, un’anteprima mondiale dove le difficoltà più importanti saranno il fatto di essere in inverno, con temperature anche oltre i 50 gradi sotto zero, una spedizione in cui al campo base non incontrerò nessuno, quindi significa che parliamo di un campo base privo di spedizioni commerciali, privo di turisti, parliamo di una montagna reputata una delle più difficili del mondo.>> Passata alla storia dell’alpinismo per una lunga serie di sfide perse, alcune anche in maniera tragica, come per il fratello di Reinhold Messner, Günther, morto tra quei ghiacci.

L’infortunio di sette mesi fa non ha fermato questo alpinista professionista, ma pare anzi averlo rafforzato nello spirito, preparandolo alla grande sfida di gennaio, per cui partirà il 21 dicembre. Ha mostrato le vie che vorrebbe percorrere, una più lunga, difficoltosa, con un pendio preoccupante, e una molto più diretta e tecnicamente ancora più difficile. Il tutto è reso più arduo dalla posizione del campo base, che se nelle quattordici montagne di 8000 metri tende a stare tra i 5000 e i 5500 metri qui invece si trova a 4200, allungando di molto il percorso, rendendo il dislivello da percorrere di quasi 4000 metri, una grande distanza.

Poi Daniele si mostra sincero e modesto: <<Non vi voglio ingannare con i falsi dati in cui si dice “sono 4000 metri di parete”: non sono 4000 metri di parete. Questa è una comunicazione secondo me poco efficace, poco alpinistica e poco tecnica. Ci sono sicuramente dei pendii abbastanza impegnativi, ma la prima parte non è estremamente tecnica, quindi io punto su una parete impegnativa dai 3200 metri. Però, a seconda di che via sceglierò lì, a seconda delle condizioni meteo, potrà fare la differenza se scegliere uno stile leggero e veloce o uno stile un po’ più tradizionale. Il mio obbiettivo è comunque fare l’acclimatazione su un’altra montagna e arrivare acclimatato o quasi al campo base, in modo tale da essere pronto a cogliere la finestra di tempo migliore e di salire. Sono quattro o cinque giorni in totale, spero quattro, tre per la salita e uno o due per la discesa.>>

Alla domanda “Ma ci vai da solo?” Daniele Nardi dà conferma che questa appassionante presentazione è solo un anticipo di quanto dirà il 28 novembre.<<Probabilmente sì, probabilmente no, questa notizia ve la lascio. Sicuramente sarà un team internazionale, però questa è una delle notizie che non vorrei dare oggi.>> Tutto è ancora in fase di preparazione, i nomi non sono tutti certi, non si sa chi lo accompagnerà e lui lascia tutti in attesa. Ci sarà un cineoperatore italiano con lui, per preparare un film sull’impresa, e saranno in continuo contatto con l’italia attraverso modem appositi.

Rimane comunque la coscienza della reale pericolosità della scalata: <<Il Nanga Parbat è molto pericoloso, è una montagna che dopo l’Annapurna ha delle percentuali davvero alte di insuccesi e di alpinisti che ci hanno lasciato le penne. Una montagna complicata. Sono molto motivato a scalarla ma sempre coi piedi per terra.>> Perchè Daniele sa bene come la montagna sia pericolosa e ricorda lui stesso l’amico perso qualche anno fa durante una spedizione.

Conclude il discorso mostrando una foto di una bandiera firmata da ottomila bambini e regalatagli da loro in quanto “ambasciatore di diritti umani nel mondo”. L’affetto e l’orgoglio con cui la mostra valgono più delle parole con cui spiega come l’ha avuta.

Daniele Nardi conclude scherzando. <<La spedizione parte il 21 dicembre perchè c’è la profezia maia che annuncia la fine del mondo, quindi io voglio andare il più in alto possibile.>> Non ci resta adesso che aspettare la conferenza in Campidoglio a Roma del 28 novembre, in cui annuncerà il team al completo e il progetto solidale, che partirà con la spedizione, a favore delle donne pakistane. Poi, per noi a casa si tratterà di fare il tifo per lui.
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