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Daniele Nardi e Simone Moro si incontrano… su Radio24.

Oggi 12 gennaio alle 16:30, Daniele Nardi e Simone Moro si sono virtualmente incontrati durante la diretta di Controcampo, condotto da Dario Ricci su Radio24. È stata una intervista molto interessante e ne riporto qui i brani principali.*

In Studio Dario Ricci (DR), Gigi Donelli (GD), Daniele Nardi (DN), e in collegamento dal Nanga Parbat Simone Moro (SM)

Simone MoroDR 8125 metri, questa è l’altezza della Regina delle Montagne, quel Nanga Parbat, nel Massiccio del Karakorum che, come ben sapete […] è l’unico 8000, assieme al K2 ancora inviolato in inverno. Ebbene quest’inverno, a sessan’tanni dalla conquista tutta italiana del K2 […] c’è una doppia sfida italiana a quest’altro gigante del mondo, il Nanga Parbat, una doppia sfida invernale. Questo oggi vi raccontiamo a Bordo Campo, con i protagonisti di questa sfida. In diretta dal campo base del Nanga Parbat, versante Rupal […] bentrovato Simone Moro.
E qui invece in studio […] nel versante milanese del Nanga Parbat, Daniele Nardi […] che lancerà la sua sfida al Nanga Parbat il 20 gennaio prossimo. Bentrovato Daniele.
Mio compagno di spedizione e qui al microfono […] Gigi Donelli, voce nota, caporedattore di Radio 24 e grande esperto di sfide estreme come quella di cui parliamo oggi.

GD Diciamo grande lettore, senz’altro. Ciao a tutti e naturalmente un grande saluto a Simone e Daniele, che davvero affrontano un’avventura formidabile.

DR […] Partiamo subito dal campo base versante Rupal. Simone Moro, in che condizioni ti trovi, a che altezza sei e soprattutto, domanda non banale per voi alpinisti, come è il tempo lì.

SM Allora, in questo momento è un tempo tipico per le Alpi. Qui adesso […]sono quasi 24 ore che nevica ma è un nevischio, avrà lasciato al massimo 10 centimetri di neve, anche meno. Questo è già un fattore positivo dato che qui la neve non bisogna sciarla ma bisogna pestarla e bisogna farlo anche in salita […] Io adesso mi trovo a 3600 metri scarsi e questo, devo dirlo, purtroppo, perché vuole dire che tutto quello che manca tra 3600 metri e gli 8125 è tutto da salire a piedi. Quindi quando si parla di Nanga Parbat bisogna tenere presente del fatto che si parla della montagna più grande del pianeta. Più grande non significa la più alta, ma significa come volumi, come dislivello da salire veramente è una montagna ancora più grande del K2, ancora più grande dell’Everest.

DR Eh sì, è un bel corpaccione che tu hai provato già a scalare due anni fa, sempre in inverno, Daniele Nardi lo scorso inverno dall’altro versante, il versante Diamir dove, Daniele, proverai anche quest’anno, no?

DNDaniele Nardi - Nanga Parbat Winter 2013 Sì, l’obbiettivo è continuare quello che ho tentato l’anno scorso, cioè provare a concludere questo sperone Mummery che è secondo me la via forse più diretta del Nanga Parbat, dal versante Diamir, che tra l’altro ha questa difficoltà di essere una parete a nord, quindi ci fa mancare veramente tanto il calore del sole durante la giornata. […] Ci si trova ad un campo base un pochettino più alto, che mangia dislivello al Nanga Parbat a 4200 metri, però abbiamo queste montagne al lato che non ci fanno mai arrivare il sole. Desideri la luce il calore di questo sole tutta la giornata, quindi sei lì che vivi in attesa, in attesa di riuscire a scaldarti un po’ e vincere un po’ l’altezza ed il freddo .

GD Qualche giorno fa, Simone, hai rilasciato una intervista al Guardian. Il titolo è piuttosto brutale “Facendo i conti coi talebani sulla montagna killer”. […] undici alpinisti uccisi a giugno sulla via del campo base […] ecco, credo che abbiate fatto i conti entrambi con questa cosa. Simone.

SM Sì, abbiamo fatto i conti anche se mi rendo conto che il titolo del magazine inglese ha puntato molto sull’effetto, nel senso che il problema […] esiste già da tempo, anche se per calcolo di probabilità e anche per una analisi ovvia di tutti gli attentati terroristici avvenuti sul pianeta, di solito non sono mai avvenuti nello stesso posto e tanto meno dopo pochi mesi […]. Già questo […] ci ha tranquillizzati e queste puntualizzazioni sono arrivate anche dalle autorità locali. Non nascondo, però, che ci è stata data una scorta armata, c’erano dieci militari armati di kalashnikov qui al campo base Rupal. […]
Devo però dire che siamo stati fortunati, oggi, ad avere questa linea satellitare così pulita, perché come non mai nelle mie 50 spedizioni noto di avere problemi sulla ricezione satellitare sia delle comunicazioni via dati sia nelle telecomunicazioni, quindi voce, e questo mi fa pensare che non sia solo un problema tecnico ma che ci sia una sorta di filtro in tutto ciò che viene detto e rilasciato da qui e in tutti i messaggi, quindi una certa tensione c’è.

DR […] Daniele […] è una spedizione un po’ anomala, prima di concentrarvi sulla montagna dovete concentrarvi sull’arrivo sano.

DN Io ho due esempi diretti di questa cosa. Sono già stato due volte sul Nanga Parbat, nel 2008 in veste estiva, e già lì ho avuto i primi problemi. […] siamo stati bloccati e costretti al pagamento di una tassa cospicua, non di quelle classiche che si pagano in Pakistan, e […] al regista che venne all’epoca puntarono una pistola addosso. Idem l’anno scorso, proprio a gennaio ho avuto un altro problema di questo tipo ancora più grave, cioè quando siamo arrivati a Chilas, nell’albergo, il mio responsabile dell’agenzia è stato proprio bloccato da tre tipi in motocicletta. Quindi capite bene che rispetto poi all’incidente che c’è stato mi ha indotto poi ad annullare un’altra spedizione in Pakistan […] proprio in quel periodo. Quindi decidere di partire per il Nanga Parbat non è stato facile. Tuttavia, e questo credo che l’abbiano pensato anche Simone, Emilio e David, è che non si può andare e lasciarsi prendere da questi terroristi, che non fanno del male solo agli europei[…] ma anche ai locali, e c’è tanta brava gente […].

DR Simone […] non sei da solo ad affrontare questa sfida, hai trovato un compagno di cordata con cui sfiderai la Regina Delle Montagne.

David GoettlerSM Sì, con me c’è David Göttler […] è una guida alpina e un alpinista, e tedesco, ricordiamoci che il Nanga Parbat è la montagna dei Tedeschi come il K2 è la montagna degli italiani, e quindi di sicuro non è una persona a cui mancano le motivazioni. È una persona con cui mi trovo particolarmente bene, abbiamo lo stesso feeling, è anche molto rigoroso nella preparazione e negli allenamenti, ha anche la mentalità sportiva necessaria per questo tipo di salite e quindi diciamo il clima alpinistico è composto da me e lui.Emilio Previtali Poi c’è Emilio Previtali, che farà lo story telling, una persona che fa una una comunicazione un po’ diversa o per lo meno autentica sulla montagna, ed è anche lui un alpinista forte e ha accettato di essere una persona all’interno del gruppo […] che offra una visione, diciamo all’interno ma anche all’esterno della cordata pura sulla montagna. E questo, secondo me, potrebbe aiutare un po’ tutti a capire cosa significa tentare il Nanga Parbat d’inverno. Perché noi parliamo di sfida, che è una parola che rende l’idea, ma ovviamente il concetto di sfida non è alla base dei nostri tentativi perché se sfidi il Nanga Parbat muori. È una ricerca di esplorazione personale, è più una voglia di andare su questa montagna che ancora nessuno nella storia dell’alpinismo è riuscito a raggiungere in inverno. È facile che magari torniamo anche senza il successo, ma è il percorso tra l’idea e la realizzazione che dà già un senso a tutto questo.

GD […] Perchè Rupal e perché Diamir? Domanda secca: quale è più difficile e quali vantaggi vi può portare la scelta che avete fatto? […]

SM Il Rupal è la parete più alta del pianeta, ha dei pro e dei contro. Essendo la più alta significa che devi scalare di più rispetto al Diamir. A favore […] abbiamo il sole qui, e quando picchia ti fa una gran bene. In più, al campo base dove sono io adesso c’è della gente, poca, ma che ci vive. Ci sono dei pastori […] e quindi c’è una certa compagnia. E da qui in 3, 4 ore sei già ad una villaggio. Queste facilità non ci sono dal Diamir, quindi diciamo che dire cosa è più facile e più difficile è come dire “è più facile attraversare il pacifico o l’atlantico a nuoto?”. […] Rimane talmente grande, la difficoltà, che non si fanno certi paragoni.

DN[…] Io non posso che condividere quello che dice Simone. […] Però devo concedere questa cosa: Rupal è conosciuta come la parete più alta in assoluto che esiste al mondo, con delle difficoltà notevoli, tanto che quando fu scalata per la prima volta significava veramente aver vinto un ostacolo grandioso nell’alpinismo, quindi tentarlo in invernale… tanto di cappello! Tra l’altro Simone non ha avuto il tempo di dirlo ma, fare la via Schell richiede anche nella parte alta di venire anche un po’ verso il lato Diamir e seguire una cresta molto difficile e poi continuare, quindi una sfida notevole. Diciamo che io, proprio per il fatto che vado da solo, ho cercato di cambiare un po’ l’appello, di mandare il messaggio che per me in questo momento non è importante tanto fare la prima […] ma è più quella di fare questo incontro con la montagna e con me stesso per vedere come reagisco all’essere lì da solo, di fronte al Nanga Parbat e andare ad esplorare la mia capacità di affrontare l’ignoto. Per me è questo l’importante quest’anno. In fondo Mummery lo sappiamo, forse sono scesi da quelle parti Messner e Günther tanti anni fa, e non l’ha risalito nessuno che se ne sappia, quindi l’obbiettivo è mettere lo stile alpino, cercare di chiudere questa via nuova e farlo in inverno, da solo. Quindi mi sto ponendo un obbiettivo per cui qualcuno potrebbe dire che sono un po’ pazzo, ma forse lo siamo, forse in quest’epoca ci serve per superare gli ostacoli più importanti.

GD […] Però siete troppo buoni. Simone, qual’è il segreto, il trucco, l’abilità che ruberesti a Daniele Nardi [e viceversa].

SM Forse più che buoni siamo demodé, non siamo abituati ad azzuffarci, e se fai la gara col Nanga Parbat, porca puzzola ci lasci la pelle. Siamo sufficientemente coscienti che ti fai tanto male qua, ma veramente tanto. […]

Anche se Daniele dovesse arrivare in cima e io ci arrivassi 15 giorni dopo, per me sarebbe comunque una quarta invernale, non c’è nessun uomo sul pianeta che ha fatto quattro invernali, quindi, per assurdo, siamo anche nella condizione di non avere una fame atavica che qualcuno batta quell’altro. Siamo due italiani che non si scazzottano, che di questi tempi

DN Sì… poi sono stato stra felice quando l’anno scorso Simone si è esposto, a differenza di tanti altri alpinisti, che comunque hanno detto: piuttosto che stare comodo seduto sul divano Nardi ha avuto il coraggio di andare e di vedere cosa significa l’inverno in Himalaya. E io posso metterci la mano nel frigorifero: se non provi cosa significa l’inverno in Caracorum […] non si capisce cosa andiamo a fare. Daniele Nardi Elisabeth Revol Nanga ParbatCerto, io l’anno scorso con la fortuna di avere Elisabeth dalla mia, che è stata una compagna straordinaria, abbiamo provato a mettere insieme qualcosa: non ha importanza arrivare per primo ma fare il mio alpinismo in questo momento, mettere insieme tre cose, anche noi, che fino ad oggi la storia dell’alpinismo non ne ha parlato […] cioè mettere insieme lo stile alpino, su una via nuova, in inverno – quindi non parlo di prima invernale – a mio avviso non è mai stato scritto un pezzo della storia dell’alpinismo in questa maniera. Simone ne ha scritto uno rilanciando le invernali, io sto cercando […] di portare questo tassello nell’inverno himalayano e farlo a firma degli italiani, che è una cosa importante. E la cosa che ci accomuna di più credo che sia la passione per la montagna ma anche l’italianità, che non va dimenticata. C’è un marchio made in Italy che è importante da ricordare.

GD […] Simone quale è adesso il tuo piano di attacco, è tutto pronto?

SM No, è tutto presto, perché per arrivare senza ossigeno in cima al Nanga Parbat devi essere dannatamente acclimatato, il punto più alto raggiunto sulla montagna è 5800 metri raggiunto dai polacchi 20 giorni fa […] ed è dannatamente basso, non è neppure il campo base dell’Everest. Quindi, ci sono ancora tanti chilometri da salire, dobbiamo installare ancora dei campi. La nostra idea è di non mettere troppe corde fisse, anche se loro avendone messe fino a 5800 noi ne stiamo beneficiando e quindi sarebbe anche scorretto non dirlo. Però adesso anche loro si son fermati e non riescono a metterne di più […] quindi la prossima tappa è riuscire ad arrivare a 6100 e mettere un campo. Da lì si riscende molto più velocemente, probabilmente senza corde fisse, quindi […] in stile alpino, questo ci ci potrebbe condurre poi a installare Campo 3 e arrivare poi sulla cresta. C’è il rischio poi che vada ad incontrare Daniele, perché poi dobbiamo attraversare esattamente il versante Diamir, e tramontare dal punto dove lui deve venire su.

DN Sarebbe bello prendersi per mano e andare assieme in vetta, Simone. Se mi aspetti ci provo!

GD […] Daniele, tu, il calendario… la partenza è oramai imminente.

DNDaniele Nardi Sì, la partenza è imminente, il 20 gennaio. L’avvicinamento sarà abbastanza veloce, però il mio programma è quello di andarmi ad acclimatare fino a 6500 metri su delle montagne laterali al Nanga Parbat, un po’ come abbiamo fatto l’anno scorso, quindi sulle pendici del Ganalo Peak […] sul lato ovest del Nanga Parbat. Dopo di che, visto che sono solo e conosco bene le probabilità di farsi molto male, come diceva Simone Moro, ci sarà un solo tentativo[…] quindi una volta acclimatato aspetterò la mia finestra di bel tempo e a quel punto, senza mettere corde fisse o fare altre salite sulla montagna, andrò verso la vetta. A quel punto se riuscirà bene, se non riuscirà farò i bagagli e tornerò a casa.
Chiaro che nel mio cassetto c’è il sogno che magari a febbraio Elisabeth abbia deciso di venire al campo base, visto che il permesso praticamente ce l’ha, e magari a marzo o a fine febbraio riusciamo a fare un tentativo assieme.

DR Beh Gigi, io incrocio anche le orecchie per questi nostri amici. […]

Per sentire la registrazione: sito di Radio24

*Per esigenze di chiarezza e per abbreviare – l’intervista è durata circa 20 minuti – la trascrizione non è sempre letterale e mancano gli ultimi minuti, in cui non sono detti particolari di rilievo sulle spedizioni. Mai è stato alterato il senso delle parole, ed è stato rispettato il modo di esprimersi di chi parla.

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